Ejecta, notes, not orbital debris.

Dopo il buonissimo Hagakure, il pianista Leonardo Barilaro presenta il suo nuovo lavoro, Ejecta, portato dal vivo al famoso jazz club A-Trane di Berlino lo scorso primo giugno.ejecta_img_sito_Pinny

L’esordio lascia l’ascoltatore con un dubbio: sperimentazione o uno sporadico attacco di follia?
I toni sono quelli sgargianti di un brioso pittore che lancia su una tela bianca barattoli di vernice a caso, con risultati prorompenti. Peccato solo per i suoni, un po’ chiusi e giocattolosi; l’esecuzione interamente ad opera di sequencer e software ha forse sottratto al pezzo la purezza compositiva.

Tuffarsi e riemergere tra le note di Adagio Dettaglio sono due azioni che reiteriamo per tutta la durata del brano: ci sembra come di nuotare a farfalla dentro una piscina mite e senza fondo. Percepiamo chiari ed acerbi echi ligetiani, che si delineano senza appesantire o spersonalizzare la composizione. Lo stile è tecnico ed energicamente dispendioso, come il nuoto a farfalla, ed al termine della vasca ci si appoggia al bordo con l’affanno, ma con la soddisfazione di aver ottenuto un’ottima performance.

In un costante crescendo di intensità, il culmine viene raggiunto nell’ultimo brano, Inkantato senza Riverbero, nel quale il pianoforte preparato dà sfogo alla creatività di Leonardo. Come aveva fatto anche nella deliziosa Berlin II, presente in Hagakure, la composizione del pezzo si snoda tra i tasti cromati del piano e rumori legnosi, opachi e poco prevedibili. E’ come vedere la corsa ad ostacoli di un topolino di campagna, che fugge veloce con il bottino di formaggio tra i denti, attraversando il cortile di una fattoria, saltando sopra secchi di latta, rastrelli, pozzetti, per poi rifugiarsi dentro la sua sicura tana in mezzo all’erba.

Un solo ascolto non basta per focalizzare bene Ejecta, data la complessità delle composizioni, che, magari, ad un orecchio non allenato potrebbero anche apparire sconclusionate.
Ottima la veste grafica del cd, un po’ meno quella della copertina, ma forse siamo noi a non capire la metafora dell’arco di pietra.
Noi auguriamo a Leonardo Barilaro una brillante carriera da concertista, a che un pubblico esperto ne possa comprendere ed apprezzare in toto le capacità artistiche e compositive; in caso contrario, sarebbe proprio uno spreco.

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