Christchurch, 2 mesi dopo.

Era l’ora di pranzo, la più viva della giornata, quando la “Garden City” Christchurch ha iniziato a tremare. Un interminabile minuto e mezzo che ha trasformato e riempito di orrore una città. La scossa di magnitudine 6.4 ha spezzato il silenzio di chi qui in Italia, per qualche ragione, non riusciva a prendere sonno, e magari faceva distrattamente refresh sul suo sito di informazione preferito, o su Facebook, come per contare le pecorelle.
Un silenzio come quello che alle 3.32 ha cambiato per sempre le vite degli aquilani.
2 anni, 2 mesi, 20 mila chilometri che dividono due popoli così diversi, ma uniti e vicini nella stessa passione, nella stessa paura di quando la terra trema. Quella terra che sembra l’unica cosa certa che si ha, fino a quando non crolla anch’essa, e distrugge.Z. era a Dunedin dove vive e lavora. Mangiava nel suo ufficio quando ha avvertito la scossa, quel maledetto 22 febbraio. Un attimo di paura, un balzo fuori dalla stanza, uno sguardo con i colleghi atterriti, e un unico pensiero: speriamo che non sia Christchurch, di nuovo. E invece il terremoto ha colpito di nuovo la gente di Canterbury, dopo che il 4 settembre un miracolo aveva causato “solo” due morti, dopo una lunga scossa di una forza inaudita: 7.1, uno dei sismi più forti degli ultimi tempi.
In una nazione che è grande quanto Milano e il suo hinterland – scrive Z. – tutti per forza conoscono o hanno qualche caro a Christchurch. E l’angoscia sale.”

Lo spirito solidale dell’uomo sa essere enorme nei momenti di calamità e di bisogno. Il popolo neozelandese si è dimostrato preparato e unito davanti alla tragedia di Christchurch: gente che spala il fango, scava a mani nude, offre il suo letto o la sua casa. Gente che ha fatto 5, 10 ore di macchina per portare un pasto “caldo” a chi non ha più nulla. “La cosa bella di essere kiwi è che ci supportiamo vicendevolmente, tutti. Viviamo avvolti da un autentico spirito confortante, e sono così orgogliosa di farne parte.”, ha scritto Kelly nel suo blog. Kelly vive a Hastings, nell’Isola del Nord, ma il 24 febbraio era già a Christchurch. Gesti che sono globali, e che mi piace pensare siano ovvi per tutti, perchè significherebbe che questo cinico mondo in continua evoluzione non sta fagocitando del tutto la nostra umanità.

Cosa è cambiato in 2 mesi in Nuova Zelanda, dopo questi terribili eventi? Dal 4 settembre si sono registrate più di 5 mila scosse. Tra le più forti, l’ultima è stata registrata proprio sabato scorso, il 16 aprile: 5.4. Ed è tornato l’incubo.
Le iniziative di solidarietà e raccolta fondi in favore delle vittime del sisma si rincorrono e attraversano trasversalmente tutti i campi del vivere quotidiano, dai notiziari alle manifestazioni sportive. La felce d’argento degli All Blacks si tingerà di rosso per sostenere i terremotati, e ricordare loro che se hanno perso il Mondiale di Rugby in casa, la gente che “fa” il mondiale non si è dimenticata di loro.

Anche i blogger si sono mossi a favore di Christchurch: nel mese di marzo gli scrittori del web sono stati invitati ad aderire a “Blog4NZ”: scrivere un articolo sulle bellezze della Nuova Zelanda per aiutare il Paese a riprendersi dallo shock del terremoto, motivando i turisti a visitare la terra kiwi, nonostante il sisma.

Solidarietà significa anche fare qualcosa di concreto “sul campo” per riniziare a vivere, a lavorare, a far muovere il denaro. Così si aprono di nuovo i negozi, le caffetterie e i ristoranti, senza magari qualche muro o vetrata che prima c’era e ora non c’è più. L’importante è ripartire.
Il mio lavoro mi porta spesso a viaggiare per le lande internettiane di “settore”, tra comparti di grafici, scrittori e creativi. E mentre cercavo proposte e input interessanti mi è spesso capitato di trovare sui network internazionali banner di questo tipo.
La traduzione dice più o meno così: “Hai lavoro? Aiuta la tenere viva la comunità creativa di freelance di Christchurch. Se hai lavoro in eccesso o un progetto che può essere spedito, visita chchcreative. Scegli qualcuno dal nostro database di talentuosi designer, illustratori, fotografi e copywriter. Troverai la creatività giusta per il tuo lavoro, e ci aiuterai a rimetterci in piedi.”

Christchurch non è quindi solo paura, distruzione, macerie, dolore. É soprattutto speranza. E la si percepisce nell’aria, nelle cose di tutti i giorni. O nei filmati che si rincorrono nella rete, come questo qui sotto.


E il rugby? Cosa c’entra tutto questo con la palla ovale? Chi conosce la Nuova Zelanda almeno un pochino sa che il rugby è parte del cuore di Christchurch, un cuore rosso come i colori della contea di Canterbury, rosso come le stelle della Croce del Sud sulla bandiera nazionale. E di questo grande cuore, il rugby è l’atrio più grande, quello che quando pulsa dà una bella spinta al sangue. E non è un caso che il premier John Key, in visita nelle zone terremotate, si sia presentato con la maglia dei Crusaders.

La terra della lunga nuvola bianca ha incontrato un temporale, ma lo sta superando con orgoglio e pazienza, come si fa con le brutte tempeste. La stampa e l‘opinione pubblica ha riconosciuto nella cattedrale ferita di Christchurch il simbolo di questi ultimi due mesi.

A me, invece, piace pescare nella splendida cultura maori, ed affiancare a questi fatti il Koru. É un germoglio che si srotola, una piccola felce pronta a vivere. Una nuova vita, un nuovo inizio.
E quando penso ai miei amici kiwi, voglio pensare che ognuno di loro sia una felce d’argento capovolta e adagiata su un sentiero. La tradizione maori vuole che queste felci illuminate dal chiarore della luna indichino la giusta via, riflettendo sulla strada la loro luce argentea.
Christchurch will rise again.

 

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Scoop e rugby: anche io ho fatto meta!

Scrivere credo che sia la cosa più bella del mondo, insieme a correre.
E quando alla passione e al piacere si affiancano le soddisfazioni e gli attestati di stima dei colleghi e amici, ti chiedi quali altre cose splendide ti possa regalare il mondo della penna (e della tastiera).

La bella news stavolta è arrivata da Rugby 1823: il mio pezzo sui biglietti falsi per il mondiale ovale della Nuova Zelanda – datato 25 gennaio – si è rivelato uno scoop. Infatti solo oggi, 7 febbraio, le agenzie di stampa italiane hanno battuto la notizia.

Insomma, ho dato una pista di 13 giorni ai giornali dello stivale!

Per questo, devo un grande ringraziamento a Duccio Fumero, che mi ospita spesso sul suo blog di informazione e mi dà la possibilità di mettere nel mio baule dei tesori un’altra gratificazione… Grazie!

Numero 10

1010. Sono un numero binario, e faccio cose incredibili.
Sono un numero 10.
Ho fantasia, creatività e coraggio. Schivo e affronto gli avversari, corro tanto e aiuto i compagni a conquistare la meta; a volte faccio tutto da solo e la gente mi applaude inebriata.
Il campo è la mia vita: non ricordo un momento in cui non abbia avuto il bisogno di sentire l’odore dell’erba appena tagliata, i tacchetti sulla terra, il fango sulla pelle quando piove.

Sono nato numero 10. Da bambino danzavo davanti allo specchio, sognando di diventare il più grande. E ora che sono il migliore, so per certo che ho ancora tanto da imparare.
Gli avversari hanno stima di me, ma dentro il rettangolo verde mi temono. Sono dotato di un sinistro letale e implacabile. Calcio da qualsiasi posizione, e centro sempre i pali. Il vento è mio amico: ho imparato a parlargli e a interpretarne gli umori, e lui mi ringrazia donando effetti spettacolari ai miei tiri.

Avevo ventuno anni appena quando ho indossato la maglia numero 10 più importante, e da allora vengo trattato come un eroe dalla gente che incontro per strada; spesso i passanti mi riconoscono e mi fermano per scattarsi una foto, rubare un sorriso o chiedere un autografo. Non sono mai indiscreti o tediosi e sono grato per il loro affetto.
Sono affabile, simpatico, spontaneo, graziosamente timido, ricco e bello, bellissimo, così bello da mozzare il fiato a ogni fanciulla. E non riesco ad abituarmici.

Sono un numero 10, e mi sento comunque un ragazzo come tutti gli altri. Mi piacciono la musica, i videogiochi, il mare. Amo la mia terra, madre di arcane tradizioni e del glorioso popolo da cui discendo. Adoro stare con gli amici a ridere e scherzare, proprio come tutta la gente.
Eppure, non sono un ragazzo comune.

Molti miei amici stanno ancora terminando l’università, fanno sempre tardi la sera, si divertono e spesso mi invitano alle loro feste. “Grazie tante, ma non posso – rispondo sempre – …domattina ho gli allenamenti.”
Alcuni di loro stanno finendo di pagarsi gli studi; io sto finendo di pagare la casa. L’ho acquistata in centro, nella downtown piena di locali alla moda.
Tuttavia, non mi godo mai la vita della città: quando ho bisogno di svago preferisco salire su un aereo e spostarmi fuori dall’isola, dove non sono così popolare da non poter godere della compagnia degli amici.

Essere numero 10 mi ha aperto le porte del mondo: sono stato in America e in Asia, ho visitato tutta l’Europa e visto cose meravigliose, assaggiando l’erba di tutti i templi più sacri dello sport.
La mia vita non è solo luci e gloria: lungo la strada ho affrontato la solitudine ed eventi che mi hanno fatto soffrire. Le ossa si sono rotte e i muscoli a volte hanno ceduto alla stanchezza. Però ho sempre avuto la forza di rialzarmi, perché un numero 10 lo fa.

Tutto quello che indosso ha le mie iniziali cucite su un angolo: maglie, camicie, pantaloncini, tute da allenamento, persino le scarpe. E con queste voglio rimanere saldamente attaccato alla terra, perché so che tentare di salire nel cielo sarebbe un errore. E non importa se la gente urla le mie iniziali quando mi vede mettere a segno un’altra superba realizzazione.

Sono come un crociato, un cavaliere dentro la sua scintillante armatura nera: sul campo niente può scalfire la mia corazza cromata. Solo l’incedere delle stagioni può farlo, ma quel tempo è ancora lontano, sebbene sono conscio che presto arriverà anche per me.
Sono la stella della squadra. E con il numero 10 impresso nella schiena e sulla pelle guardo avanti, verso quei pali che racchiudono ogni giorno la mia sfida più grande.
Qualche passo indietro, lateralmente alla piazzola di tiro; uno sguardo al cielo, il silenzio degli spalti, tre respiri profondi. Poi via, per spingermi ancora avanti.
I secondi rallentano la loro corsa, la mia gamba si impenna verso l’alto, il piede si incunea all’insù, i fianchi ruotano su un lato del mio corpo. E quando lancio l’ovale verso i pali, sento che la mia anima viaggia con lei, lontano da me.

Mondiali di calcio 2010: destinazione Sudafrica

La prossima estate si svolgeranno i mondiali di calcio che vedono la nostra nazionale difendere il titolo di campione del mondo; in Sudafrica, Paese ospitante, fervono frenetici i preparativi per accogliere milioni di tifosi e di turisti. Noi abbiamo colto l’occasione di questo appuntamento sportivo per presentarvi e rilanciare una nazione fantastica e vitale, che si è lasciata alle spalle le ombre della discriminazione razziale e si è affacciata al nuovo millennio con grandi speranze e tanta allegria. Seguendo i principali stadi che accoglieranno le nazionali di calcio di tutto il mondo, vi proporremo qui di seguito dei brevi itinerari da seguire per godervi appieno uno splendido soggiorno in Sudafrica, magari portandovi anche la famiglia appresso.

Fino a due decenni fa, quando si sentiva il nome del Sudafrica il pensiero volava matematicamente all’apartheid: segregazione razziale, violenza ed intolleranza hanno messo in ginocchio la popolazione per tanto tempo, a causa anche dell’embargo internazionale che frenava il progresso del Paese, potenzialmente molto ricco grazie alle numerose miniere di oro e diamanti, le più estese del pianeta. Negli anni Novanta il regime dell’apartheid è stato abolito, e il Sudafrica ha spiegato lentamente le sue ali come una splendida crisalide.
Per arrivare in Sudafrica occorrono una decina di ore di volo, ma non incorrerete in nessun problema di fuso orario; per entrare nel Paese è necessario il passaporto valido ed avere con sè anche il biglietto di ritorno. Ricordatevi, inoltre, che il Sudafrica è posto nell’emisfero australe, per cui le stagioni risultano invertite rispetto alle nostre.

Nonostante il Sudafrica abbia compiuto passi da gigante, nella nazione convivono ancora realtà molto contrastanti, con grandi divari tra i ricchi e i poveri, e la piaga dell’Aids miete tutti i giorni decine di morti, tra cui tanti bambini. Tuttavia, nelle township la vita quotidiana non smette di essere pulsante ed intensa: per esempio, i matrimoni sono considerati dei grandi eventi, e le persone si riversano per le strade a danzare; non stupitevi, se passando nei pressi di un matrimonio gl invitati vi coinvolgeranno nella festa. Proprio nelle township assaporerete il vero spirito del Sudafrica: vi consigliamo di assaggiare le molteplici delizie della gastronomia locale, frutto dell’interazione di tantissime culture diverse, fuse durante i secoli di convivenza; la cucina casereccia dei bed and breakfast rispecchia la più genuina cucina sudafricana, dato che è meno intaccata dai dettami commerciali seguiti spesso da altre strutture turistiche.

Ci sono tantissime occasioni per divertirsi in Sudafrica, soprattutto all’interno delle grandi città, dove è facile trovare un teatro o un cinema, oppure organizzare una puntata ai numerosi e grandiosi casinò. Inoltre, il Sudafrica risuona di ritmo e di musica: in ogni angolo della nazione troverete locali dove si suona dal vivo, concerti e festival. Basta percorrere qualche chilometro fuori dai confini cittadini, poi, per immergersi in paesaggi magnifici ed incontaminati, dove potrete partecipare a delle indimenticabili escursioni.

La città di Johannesburg, che presenta ben due stadi mondiali, è la sede del principale aeroporto della nazione, ed è la capitale della provincia del Gauteng, la più piccola provincia della nazione, ma anche la più ricca; inoltre, il Gauteng propone i migliori luoghi per l’intrattenimento e i più importanti casinò. La visita di Johannesburg non può escludere una tappa al toccante museo dell’apartheid.
Poco più a nord vi aspetta la ridente Pretoria, capitale amministrativa dello Stato. Pretoria viene chiamata anche anche città giardino o Jaracanda City, e un giro per la città vi farà capire il perchè: le strade sono decorate da più di 60 mila alberi di jaracanda, che ad ottobre fioriscono colorando di viola l’intera città. Se poi volete mozzarvi il fiato con un panorama suggestivo, passate vicino agli Union Buildings, la sede del governo, proprio dove Nelson Mandela pronunciò il suo primo discorso da presidente: non ve ne pentirete affatto.

Spostandosi più a nord est, troverete la splendida riserva naturale del Madikwe, in cui vivono allo stato brado più di dieci mila specie animali. Il parco è tanto incantevole quanto affascinante, e sicuramente un ottimo incentivo per portare tutta la famiglia è dato dall’attenta cura del territorio, nel quale è stata accertata la scomparsa della zanzara anopheles, quella che porta la malaria.
La provincia del Nord Ovest avrà anch’essa il privilegio di ospitare gli incontri mondiali nella struttura di Rustenburg. Attrazione magnifica per gli amanti del gioco e del divertimento è la mitica Sun City, un’imponente struttura turistica costruita per essere un vero paradiso per grandi e piccini. Ed effettivamente, Sun City è dotata di campi da golf, una foresta, un parco per i bambini e percorsi acquatici; nei suoi pressi sorge poi una stupenda riserva faunistica, dove si possono ammirare degli incredibili panorami.

Senza dubbio, però, la parte meridionale del Sudafrica è quella che a nostro parere colpisce maggiormente gli stranieri, anche perchè le sue città possiedono una storia molto antica e spesso tormentata, fatta di guerre etniche e di strategie coloniali, che hanno segnato i profili delle strade e dei volti della gente.
La città di Durban, nella provincia del KwaZulu-Natal, si affaccia sull’oceano Indiano forte del suo primato di più grande centro portuale del bacino. La grandissima affluenza di turisti a Durban è dovuta anche dalle numerose attrazioni, musei e palazzi da ammirare: noi consigliamo vivamente di fare un salto al delfinario – uno degli acquari più grandi del pianeta – e al giardino botanico, dotato davvero di rara bellezza. Nelle vicinanze di Durban sorgono poi numerose spiagge soleggiate e alcuni villaggi zulu, che accolgono con grande ospitalità tutti i turisti.

Dirigendosi ad ovest, in direzione di Città del Capo, si incontra Port Elizabeth, che si erge sulla baia di Algoa. La città è attorniata da centri vivaci e da enormi risorse naturali: infatti, qui sorgono l’Addo Elephant, uno dei parchi più importanti del Sudafrica, la foresta Tsitsikamma, popolata da alberi di yellowood alti anche 50 metri e vecchi più di 800 anni, e procendendo verso Città del Capo potrete camminare lungo l’Otter Trail, uno dei sentieri escursionistici più noti del Paese. Le coste sabbiose che si affacciano sulla baia e i forti venti sono un ottimo terreno per gli sport acquatici, soprattutto surf, wind surf e attività affini; inoltre, nei paesi limitrofi a Port Elizabeth troverete ottimi ristorantini e locande dove si cucina la gastronomia tradizionale: a Kysna, per esempio, assaggerete ottime portate di ostriche, dato che la città è nota per la loro pesca.

Prima di giungere a Città del Capo, vi suggeriamo di fare una sosta a Hermanus, un centro specializzato per l’avvistamento delle balene: infatti, nella baia, durante l’inverno e la primavera australe, questi enormi cetacei si radunano per riprodursi. Quando viene avvistata una balena, un banditore nel centro di Hermanus suona un corno per avvisare la popolazione. Ovviamente, è anche possibile prenotare un’uscita in barca per avvicinarsi maggiormente a questi incredibili animali.
La Mother City, Città del Capo, si staglia ai piedi della Table Mountain, dipingendo uno degli spettacoli più suggestivi che i vostri occhi potranno mai vedere. Prendere la funivia per scalare questa cima vi ricompenserà con la vista che potrete ammirare. Città del Capo è il centro più antico di tutto il Sudafrica, nato per opera dei navigatori portoghesi che avevano la necessità di un porto di scalo lungo la pericolosa rotta per le Indie; da qui è principiata e sviluppata tutta la storia del Paese. I luoghi sicuramente degni di nota sono la galleria d’arte, i giardini botanici Kirstenbosch e la pittoresca zona portuale di Victoria & Alfred Waterfront, da dove salpano i traghetti per visitare Robben Island, l’isola dove è stato tenuto in prigionia Nelson Mandela. Nelle zone limotrofe a Città del Capo, poi, troverete caratteristici paeselli ed ameni vigneti.
Una delle escursioni che sicuramente vi colpirà emotivamente è la gita al Capo di Buona Speranza, indiscutibilmente il capo più bello del mondo; non sorprendetevi, quindi, se rimarrete senza fiato. Passando per queste zone, vi abituerete anche a qualche presenza insolita, come quella delle curiose scimmiette o dei pinguini, più timidi e meno numerosi, ma senz’altro simpatici.
La costa che si affaccia sull’Atlantico, poi, vi stupirà per le sue cale e piccole baie, i borghetti pieni di vita e le numerose riserve naturali, che giustificheranno il vostro mal d’Africa una volta tornati a casa.

Riuscire a sposare felicemente un evento sportivo appassionante come il calcio e la voglia di spendere qualche giorno in serenità e pace vedendo posti lontani e magnifici spesso non è facile, ma il Sudafrica è anche questo, come un ponte che unisce il vivere occidentale con gli antichi costumi zulu, passando per panorami meravigliosi e ricordi indelebili. E se vi capiterà di sentire l’eco di un ruggito…beh, probabilmente non ve lo statere solo immaginando.

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