L’antica arte dello Shu

La ricerca di nuove soluzioni armoniche e gli esperimenti sonori sono da sempre elementi chiave nella carta d’identità di Leonardo Barilaro, giovane musicista con al suo attivo altri due album, Nugae e Hagakure più il mini EP Ejecta; nel suo ultimo lavoro, Shu, le caratteristiche peculiari della musica del pianista veneto si esprimono nella loro piena maturità stilistica.

Shu Bracelet. Photo by Mirra Venturi

L’ideogramma Shu nell’antica Cina veniva usato per esprimere arte, mistero e processo, e proprio in quest’ordine la musica di Leonardo Barilaro si declina, con tratti immaginifici e originali.

Come i precedenti lavori, la produzione di Shu si caratterizza per non essere una musica propriamente da iPod: come la colonna sonora di un horror alla Dario Argento, i momenti di calma apparente e di tensione ritmica si alternano incessanti; le placide atmosfere divengono gap sonori, in un inseguirsi di soluzioni estemporanee.

A simboleggiare la natura universale del linguaggio sonoro, l’introspezione di Leonardo in questo full lenght di 34 minuti apre la porta alle più svariate letture: durante le nove tracce si incontrano gli elementi della natura, la lotta contro il tempo che rende l’uomo moderno schiavo degli eventi, la danza delle note alla ricerca delle più ipnotiche dissonanze.

Come in un gioco dove vince chi indovina tutti gli strumenti usati da Leonardo per creare la sua musica, si scoprono rumori e suoni di tutti i giorni: dal carrillon ai segnali del cellulare, al traffico stradale, passando per citofoni che suonano e portoni che si aprono, per poi richiudersi dietro l’ascoltatore.

Il messaggio sembra chiaro nella traccia più lunga dell’album, Root, il cui titolo parla da solo: la radice della musica è nella vita quotidiana, madre della cultura che culla le armonie e plasma il futuro.

Ma il futuro, con Shu, è già arrivato: l’album è infatti pensato per poter essere portato ovunque, attraverso un braccialetto in cui è racchiuso un supporto USB; per ascoltare Shu basta togliersi il braccialetto dal polso e inserirlo in un lettore multimediale con un’entrata USB.

La tecnologia come parte imprescindibile della nostra vita, quindi, ma anche uno strumento non onnipotente, e la traccia numero due – In the Cracks between the Piano Keys- sembra esprimerlo con un’ammonizione: la musica sarà sempre l’unica cosa che le macchine potranno riprodurre, ma che non riusciranno mai a creare.

Shu – di Leonardo Barilaro

00 – The Lost Mariner

01 – Test200410

02 – In the Cracks between the Piano Keys

03 – Kaosmosi

04 – Tempus Fugit

05 – Root

06 – Domus

07 – Boåte Ö musique inachevÇe

08 – Diorama Mirror

Trovate Leonardo Barilaro nei seguenti luoghi di internet:

Nullodiosinenota, il sito ufficiale del suo progetto

Facebook

MySpace

Profilo Facebook di ShuBracelet

Per ordinare il braccialetto di Shu – realizzato dal Cleo’s Studio di Iasmin Abou Shareb, scrivete a info@nullodiosinenota.com.

Ejecta, notes, not orbital debris.

Dopo il buonissimo Hagakure, il pianista Leonardo Barilaro presenta il suo nuovo lavoro, Ejecta, portato dal vivo al famoso jazz club A-Trane di Berlino lo scorso primo giugno.ejecta_img_sito_Pinny

L’esordio lascia l’ascoltatore con un dubbio: sperimentazione o uno sporadico attacco di follia?
I toni sono quelli sgargianti di un brioso pittore che lancia su una tela bianca barattoli di vernice a caso, con risultati prorompenti. Peccato solo per i suoni, un po’ chiusi e giocattolosi; l’esecuzione interamente ad opera di sequencer e software ha forse sottratto al pezzo la purezza compositiva.

Tuffarsi e riemergere tra le note di Adagio Dettaglio sono due azioni che reiteriamo per tutta la durata del brano: ci sembra come di nuotare a farfalla dentro una piscina mite e senza fondo. Percepiamo chiari ed acerbi echi ligetiani, che si delineano senza appesantire o spersonalizzare la composizione. Lo stile è tecnico ed energicamente dispendioso, come il nuoto a farfalla, ed al termine della vasca ci si appoggia al bordo con l’affanno, ma con la soddisfazione di aver ottenuto un’ottima performance.

In un costante crescendo di intensità, il culmine viene raggiunto nell’ultimo brano, Inkantato senza Riverbero, nel quale il pianoforte preparato dà sfogo alla creatività di Leonardo. Come aveva fatto anche nella deliziosa Berlin II, presente in Hagakure, la composizione del pezzo si snoda tra i tasti cromati del piano e rumori legnosi, opachi e poco prevedibili. E’ come vedere la corsa ad ostacoli di un topolino di campagna, che fugge veloce con il bottino di formaggio tra i denti, attraversando il cortile di una fattoria, saltando sopra secchi di latta, rastrelli, pozzetti, per poi rifugiarsi dentro la sua sicura tana in mezzo all’erba.

Un solo ascolto non basta per focalizzare bene Ejecta, data la complessità delle composizioni, che, magari, ad un orecchio non allenato potrebbero anche apparire sconclusionate.
Ottima la veste grafica del cd, un po’ meno quella della copertina, ma forse siamo noi a non capire la metafora dell’arco di pietra.
Noi auguriamo a Leonardo Barilaro una brillante carriera da concertista, a che un pubblico esperto ne possa comprendere ed apprezzare in toto le capacità artistiche e compositive; in caso contrario, sarebbe proprio uno spreco.

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