Google mind’s reader

Se c’è una cosa che mi piace fare il venerdì sera, o la domenica pomeriggio, è viaggiare.
E bastano davvero pochi click per avere il mondo in mano, saltare da un posto all’altro vedendo la Terra girare sul suo asse e portarti in posti meravigliosi. Certo, non è sicuramente la stessa cosa che visitare realmente gli angoli più reconditi del pianeta, ma di certo è meglio di trascorrere la serata a guardare i politici italiani insultarsi in una trasmissione random della  televisione di Stato.

Tutto questo è opera di un software intelligente e gratuito, nato qualche anno fa per mano degli illuminati programmatori dell’azienda Google.
Google Earth, a poch mesi dal suo lancio, conquistò, senza troppa pubblicità, una grandissima parte degli users internettiani e non, rendendosi un prodotto di cui difficilmente, dopo un primo approccio, si può fare a meno.
La formula magica di questo ottimo programma non è solo la buona grafica e la grande versatilità, ma soprattutto la varietà di informazioni, foto e documenti che si possono ottenere con un click.
Prestigiose società come National Geographic e Greenpace hanno messo a disposizione immagini e file che appaiono nel mappamondo virtuale sul proprio schermo, ovviamente tutto scaricabile online.
Per ogni sito archeologico, monumento o luogo naturalistico, vi è una pagina di Wikipedia visualizzabile e consultabile, così come sono a portata di tutti le foto e i vari contributi che ogni singolo cittadino può aggiungere a Google Earth volontariamente. In questo modo, mi sono trovata a sfogliare un piccolo album di immagini del lago Ontario scattate da un turista vi ha villeggiato, o a contemplare gli splendidi colori delle spiagge polinesiane immortalate per noi da un giovane fotografo, che in questo modo ha colto l’occasione per farsi un po’ di pubblicità.

Ed in questo Eden di imput e di informazioni, mentre vagavo dall’India a MachuPichu con gli occhi ben aperti e la mano ben salda sul mouse, ho pensato: “Ma io voglio vedere la fossa delle Marianne!”
Ovviamente il software mi ha portato in mezzo all’Oceano Pacifico, scaraventandomi in un mare di pixel blu, e nient’altro.
La mia mente ha così aggiunto mestamente alla frase di qui sopra: “Peccato che è un Google di terra, e non di mare”.

E voilà, dopo qualche giorno, come se mamma Google fosse l’occhio del Grande fratello, mi ritrovo a leggere del lancio di “Ocean in Google Earth”, l’ultima invenzione per nuotare negli abissi  marini dal proprio divano casalingo.
La corporation Jacques Custeau, la Bbc ed altri centri scientifici di studi biologici e marini supportano il software arricchendolo con speciali, dossier, immagini ad alta risoluzione e contenuti vari, tutti – al solito, ma lo ribadisco – scaricabili gratuitamente, come lestensione del programma stessa.

E, come è ormai è sempre più politica condivisa non solo da Google, ma anche dalla comunità scintifica internettiana, la scienza e la conoscenza si mettono a disposizione di tutti, permettendo ad ognuno di noi di accedere alle meraviglie nascoste che le terre e le acque ci riservano.

Insomma, al solito, la cara, amata Google legge nelle menti di tutti noi G-users, regalandoci un’altra delizia per il nostro palato mai satollo. Dopo un pionieristico motore di ricerca, una visionaria casella di posta, una mappa di strade sempre pronta alla consultazione, un contenitore incontenibile di documenti, video e foto, uno spazio dove raccogliere i propri link preferiti e leggere gli articoli pescati da ogni parte del web e chissà ancora che mi sono dimenticata di elencare (e il telefonino firmato Google l’ho scordato apposta), il colosso statunitense ci sorprende ancora.
E se qualcuno osasse pensare che questo contributo sia una mera pubblicità a Google, beh, questo qualcuno ha pensato malignamente bene.

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