Storia di un cane.
giugno 18, 2009 2 commenti
- Ahia, mamma, mi fai male!
- Scusa, non l’ho fatto apposta, questi denti sono tropo stretti. Tra una ventina di minuti dovrebbe essere pronto. -
Giuliano guardava quella scena in bianco e nero, sentendo un odore acre e fastidioso provenire dalla ragazza dolorante.
Le due donne sembravano chiacchierare come se nulla fosse, e Giuliano si avvicinava a loro, le osservava curioso, buttando, però, sempre un occhio alla sua sinistra.
- Ahia! Mamma, ma lo vuoi capire che mi fai male, o no? – esclamò stizzita Francesca. La madre non rispose, e Giuliano seguì con lo sguardo le gocce scarlatte che cadevano, dall’alto, sul bianco pavimento. Una carezza lo colse di sorpresa, tanto che trasalì.
Sembrava il suono dell’acqua che scorre, quello che avvertiva, ma Giuliano era troppo piccolo per vedere, per capire; dentro quella stanzetta senza finestre accadevano sempre cose incomprensibili: a volte Francesca si chiudeva dentro per ore.
La rabbia lo colse all’improvviso. Sapeva che quell’oggetto maledetto avrebbe iniziato a rombare, violento, incessante. Non lo stava tenendo d’occhio a caso. Aveva paura, Giuliano, e gridava, urlava contro quell’aggeggio diabolico, ma era troppo terrorizzato per rimanere dentro quelle piccole quattro mura. Correva da una parte all’altra, lungo la soglia della porta, inquieto, senza sosta, squarciando l’aria con quanto fiato aveva in gola. Francesca lo guardava e sorrideva, beffarda.
Poi il rumore si arrestò, tutto insieme, restituendo alla casa la pace del silenzio.
- Hai visto, Francesca? Dà sempre retta alla tua mamma; così rossi, i tuoi capelli sono molto meglio di quel biondo scialbo che avevi. – disse, soddisfatta, la madre.
- Odio darti ragione. E tu, Giuliano, fai da bravo, va a cuccia.




